Dave Burnley è un grandissimo tifoso del Burnley. No, non è un caso: il tizio nel 1953 si è cambiato il cognome proprio per la sua squadra del cuore. Nulla in confronto a queste cifre: quest'uomo ha perso una sola partita delle ultime 2400 del Burnley. Incluse le amichevoli, in giro per tutto il mondo. L'ultima partita persa è stata nel 1974, Newcastle-Burnley, poiché avevano spostato l'orario più volte e nessuno lo aveva avvertito, neanche i giornali.
Sua figlia si chiama Clarette, come tributo ai Clarets (come vengono chiamati i giocatori del Burnley).
Non ha assistito ai matrimoni delle due sorelle per andare a vedere il Burnley.
La cosa ancora più strana è che non è di Burnley, ma di un paese a 75 km da Stoke-on-Trent. E lui... non guida! Usa solo trasporti pubblici (spese a non finire), ma dice che questo gli permette di farsi il tour di tutti i pub inglesi e non.
Ne ha vissute di tutti i colori, ovviamente. Essendo spesso l'unico tifoso della squadra presente in trasferta, è stato più volte attaccato dalle tifoserie avversarie. A Cardiff addirittura la polizia non lo ha difeso, per il solo fatto che fosse inglese.
Nel 1979 la squadra andò a Maiorca per un'amichevole. Lui ovviamente era lì. L'amichevole però fu annullata all'ultimo momento, così il Burnley giocò contro una squadra formata dai camerieri dell'hotel che li ospitava. Quelli del Burnley fecero giocare anche lui, che segnò anche un rigore...
Questo sì che è tifare! Altro che Febbre da 90°!!! Vai Dave!!!
Qualche parola sulla giornata trascorsa a Firenze martedì 29, in occasione del match di Champions League tra Fiorentina e Liverpool. Un'opportunità non solo di rivedere la mia squadra, ma anche di incontrare gli amici del branch (il club italiano dei tifosi del Liverpool).
Vado a Firenze in macchina, insieme a Nicola, altro membro del branch, bolognese. Tocca a noi portare lo striscione ufficiale del club, perché Nicola è stato sabato ad Anfield per la partita vinta 6-1 contro l'Hull City e ha avuto l'opportunità di farlo entrare nel "nostro" stadio.
Arrivati a destinazione, incontriamo prima qualche tifoso della Fiorentina, con il quale si parla del gemellaggio tra le due tifoserie, richiesto ufficialmente dai Viola qualche giorno prima e accettato volentieri dai Reds. Poi, in Piazza Duomo, ci raduniamo con gli altri del branch e si fanno conoscenze, si scattano foto (anche insieme ai tifosi inglesi, come in quella in basso
con un famoso striscione) e si canta.
Andiamo verso lo stadio attorno alle 18, quando apre la fan zone dedicata ai tifosi ospiti: uno spazio dove viene servita pasta e si assiste a qualche spettacolo come quello degli sbandieratori. Noi riusciamo ad accedere, nonostante avessimo tutti biglietti per la tribuna. Lì nella fan zone (oltre a mangiare) conosciamo gli altri supporter: io in particolare faccio amicizia con quelli del Branch francese, che addirittura mi invitano alla trasferta di Lione.
Un'atmosfera di gran festa, dovuta soprattutto al gemellaggio tra le tifoserie (è un continuo scambio di sciarpe e maglie, con i fiorentini che ci chiedono lo scambio con un "change?" per tutta la sera, prendendoci per inglesi).
Parentesi.
Qualche giorno prima, il capo del branch, Nunzio, aveva ricevuto un'e-mail dal responsabile di Liverpool Channel che gli chiedeva se avrebbe potuto intervistarci e fare delle riprese prima della gara
(un'intevista a Nunzio è stata tuttavia pubblicata sul sito martedì stesso). Sono le 19:30 circa, ma Nunzio non è nella fan zone, dove invece arrivano intervistatore e cameraman di Liverpool Channel. Allora mi faccio avanti io, e il tizio mi dice che ha solo 10' di tempo per un'intervista. Così decide di intervistare me (Nunzio d'altra parte non ha un buon inglese, si è servito di un traduttore per l'intervista sul sito).
Tra il casino della gente e l'inglese rapido dell'intervistatore, capisco a stento la prima domanda e comincio a parlare del branch. Poi ne fa altre due, e lì riesco a cavarmela. Peccato che non sia possibile rivedere quest'intervista, perché per guardare Liverpool Channel c'è bisogno di un abbonamento.
Si entra nello stadio e riusciamo a farci mettere nello spazio tra la tribuna e il settore degli ospiti, da soli, con lo striscione bello in vista. Peccato che la nostra squadra giochi malissimo e si faccia dominare dalla Fiorentina, che risolve la gara nel primo tempo. La reazione dei nostri nella seconda frazione non è sufficiente.
Sugli spalti invece lo spettacolo è egregio: i tifosi viola incitano alla grande la propria squadra, e mandano messaggi d'amore al Liverpool. Alla fine alcuni di loro porteranno uno striscione verso il settore ospiti con su scritto "Welcome Reds, your story is for us a legend". I Reds gradiscono e ricambiano con dei cori.
Proprio in quel momento i nostri giocatori rientrano in campo per una sgambata, così possiamo vederli da molto vicino e gridar loro qualcosa (anche di simpatico...).
Una sconfitta che dimenticheremo presto in una giornata indimenticabile.
Ecco il Fire! 3 Manifesto, mai pubblicato per problemi di audio con Youtube.
Può essere preso come un antipasto del video che preparerò con le immagini del Fire (o dell'estate).
Il primo è il video dal quale ho tratto ispirazione. Enjoy.
Springfield, 11/09/2009, Basketball Hall of Fame Pantheon.
E' il giorno in cui John Stockton, insieme al più grande di tutti, Michael Jordan, a coach Jerry Sloan e a David Robinson, entra nella Hall of Fame, tra i più grandi di sempre.
E' il momento della conferenza stampa. Qualcuno chiede a Stockton cos'è che più gli manca del periodo in cui giocava. E lui risponde: "What I miss about the games... are the games"...
Qual è il momento che ricorda più volentieri? Il famoso tiro da 3 nelle finali di Conference a Houston, che portò i Jazz per la prima volta alle finali NBA? L'All Star Game di Salt Lake City nel '93, quando vinse il premio di MVP insieme a Karl Malone? O la notte in cui superò Magic Johnson e divenne il primo assistman della storia? "Certainly there are plays I remember and certain victories that I remember... but the thing that is closer to my heart, I guess, are the bus rides".
Ovvero, i viaggi in bus. Le chiacchierate con gli amici in cui ci si conosceva nel profondo, gli scherzi, l'America dal finestrino. Questo è John Stockton, i'idolo.
La timidezza fatta persona. Nessuna partecipazione a film, a memorabili pubblicità. Pochissime apparizioni televisive e interviste. Un giocatore d'altri tempi, altro che Twitter. In campo molto silenzioso ma durissimo, fa sentire i gomiti e gioca un basket senza sbavature. E nessuno passa la palla come lui.
Nel 1984 questo ragazzo bianco di 1,85, fisico non eccezionale, che viene da una città dello stato di Washington (Spokane) e figlio di un proprietario di un bar viene scelto al draft NBA al numero 16 dagli Utah Jazz. Proviene da un college poco conosciuto, Gonzaga University, dove è stato il primo a realizzare più di 1000 punti e 500 assist.
Al momento della scelta il pubblico di Salt Lake City non gradisce, lo accoglie con i "buu".
Nelle prime 3 stagioni è una seconda scelta, parte dalla panchina. Nella quarta comincia a fare sul serio, e realizza 15 punti e 14 assist di media a partita.
E' l'inizio di una carriera straordinaria.
19 anni con la maglia dei Jazz. Solo 22 partite non giocate, in 19 anni.
In ogni stagione raggiungerà i playoff. Insieme a Karl Malone, formeranno un duo letale per tutte le difese NBA, con il loro famoso pick'n'roll.
10 All Star Game, i giochi olimpici di Barcellona con il Dream Team e quelli di Atlanta, le finali NBA 1997 e 1998. Stockon diventerà il primo assistman e stealman della storia della lega.
Altri record come il maggior numero di assist in una stagione (1164) e in una partita dei playoff (24 contro i Lakers nel 1988). 1504 partite giocate, terzo nella storia.
Nella sua bacheca 2 medaglie d'oro con la nazionale statunitense vinte a Barcellona e Atlanta e un titolo di MVP all'All Star Game. Manca, purtroppo, l'anello.
Dopo il ritiro nel 2003, a 41 anni, viene realizzata una statua che lo raffigura, di fronte all'Energy Solutions Arena (ex Delta Center), viene ritirata la maglia numero 12 e, proprio ieri, l'ingresso nella Basketball Hall of Fame.
Rientrato a Bologna, torno a scrivere sul mio caro blogghetto. O meglio, torno con i miei video, le rubriche, le compile ecc.
Esce domani, ufficialmente, The Blueprint 3, il nuovo album di quello che è sicuramente il numero 1 nel rap game, sotto tutti i punti di vista. Beccatevi questo spot girato da Jigga per Rhapsody. Per capirlo, andate a vedere le cover (degli album da solista) a questo link: www.starpulse.com/Music/Jay-Z/Discography/Index/P195154/1/